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Da "La Sicilia" del 2 agosto 1993

Si torna indietro di mezzo secolo

Il Catania non è nuovo, purtroppo, a certe disavventure, anche se questa sua ultima caduta libera verso un destino ancora incerto (campionato minore? abbinamento? e non era meglio allora accettare la procedura fallimentare?) va oltre ogni precedente.

Nell’immediato dopoguerra, diciamo fine 1944, l’Associazione Fascista Calcio Catania, che aveva giocato onorevolmente in B e allora si trovava in Serie C, sparì dagli statini della ricostituita Federazione perché, a fronte di un cospicuo patrimonio giocatori, aveva duecentomila lire di debito (equivalenti più o meno a 300-400 milioni di oggi) da saldare alla Federazione: non si trovò nessuno che le cacciasse fuori, i giocatori furono liberi d’autorità (nel 42-43 avevano stravinto il girone di una C siciliano-calabra, ma non poterono disputare le finali) e a Catania si ricominciò dall’ultimo gradino. Nacquero la Virtus, la Catanese e l’Elefante, le due ultime si fusero, Catanese e Virtus giocarono addirittura un derby cittadino

[...]

L’anno dopo cominciava la ripresa, con l’ulteriore fusione da cui nacque l’allora Club Calcio Catania, primo presidente il corpoulento Santi Manganaro.

Altro momento duro da ricordare: al termine del campionato ’54-’55, il Catania fu retrocesso dalla A appena conquistata perché cadde nelle reti di una "gang" di arbitri che promettevano di "aggiustare" dei risultati e fu tradito dalla confessione di un intermediario che aveva avvicinato l’arbitro romano Scaramella; a quel che si disse perché aizzato da un ex presidente. Questo, dopo aver disputato un torneo davvero brillante e realizzato al Cibali dei pienoni. Ricordo ancora come rimase bloccata la città, a quei tempi, dopo un Catania - Milan che ebbe il resoconto di Renzo De Vecchi, già famoso terzino azzurro e chiamato ai suoi tempi "figlio di Dio".

La A fu riconquistata nel ’60, presidente Marcoccio, allenatore Di Bella, ma nei 1977 la squadra rossazzurra ricadde in C dopo ventitrè anni: riconquistò la B subito, nell’83 anche la A con Angelo Massimino, ma poi fu tutta una caduta; nell’87 si tornava in C e, purtroppo, per non rivedere più la luce dei tornei superiori.

La catastrofe economica degli ultimi tornei, scarsi di soddisfazioni quanto caratterizzati da enorme dispendio, è naturalmente alla base di quest’ultimo crollo: Massimino, che l’anno scorso si era messo sulle spalle il salvataggio della società, facendola sua davanti al Tribunale, stavolta ha forse "giocato" troppo con le cifre e con gli espedienti, e troppo tardi ha cercato di rimediare. Il che stavolta non gli è più riuscito.

Ci saranno sicuramente dei tentativi di recupero in extremis, ma il C.F. ha già annunciato le società che subentrano, e non si vede come potrebbe tornare sui suoi passi. Bene che vada, sarà C2, il che ci riporterà molti, molti anni indietro, circa mezzo secolo. Una cosa umiliante, un nuovo schiaffo a Catania, di cui naturalmente il demerito non va soltanto all'ultimissima gestione: ma la disunione, l’incapacità di coagulare dei manager, dei mezzi e di spenderli bene, danno questi frutti di cenere e di tosco.




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