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Da "Il Corriere dello Sport" del 10 ottobre 1993

LA VITA RICOMINCIA
Da Palermo la svolta: la squadra siciliana non può giocare in C1 ma non doveva essere cancellata dal calcio. Ordinata la riaffiliazione

Catania, diritto di esistere

La sentenza dopo 5 ore e mezza di camera di consiglio. Ora la Federcalcio dovrà stabilire in quale campionato sarà riammessa la squadra. Massimino polemico: "Ma non potendo fare la C1, chi ci rimborserà i miliardi persi? Matarrese fa ciò che vuole, ci vorrebbe un Di Pietro!"

di Salvatore Geraci

PALERMO - Il Catania tornerà a giocare, la condanna a morte firmata dalla Federcalcio è stata annullata. Una vittoria non totale, ma pur sempre importante, che riabilita la città e Massimino. È questa la conclusione di una intensa giornata ricca di emozioni. "Il Consiglio di giustizia amministrativa... 1) annulla l'ordinanza n. 802/1993 (la prima di Zingales) nella parte in cui ha sospeso i provvedimenti di esclusione e di non iscrizione del Catania al campionato di serie C1 ed ha ammesso con riserva la società al campionato stesso; 2) annulla l'ordinanza 929/1993 (la seconda di Zingales) in quanto consequenziale e applicativa della precedente; 3) dichiara la sopravvenuta caducazione dei provvedimenti adottati dai commissari ad acta; 4) conferma l'ordinanza n. 802/1993 nella parte relativa alla sospensione della revoca dell'affiliazione".

Questo il testo dell'ordinanza con cui il Cga di Palermo da un lato accoglie i ricorsi della Federcalcio e del Coni e contemporaneamente ribadisce che il Catania ha tutto il diritto di conservare l'affìliazione, ma gli sbarra, per il momento, la strada della C1. Il Catania non ha perso ma resta in sospeso, nel limbo, con una ordinanza che riconosce i suoi sacrosanti diritti, che conferma l'autonomia organizzativa della Federcalcio, ma che ritiene illegittima la decisione di radiare la società e rinvia alla Figc il compito di trovare una soluzione immediata. Il teorema Zingales dunque non è stato del tutto cancellato dal napoletano Scarcella e dai giudici che danno ragione a quanti hanno considerato la decisione della Federcalcio un atto di arroganza. Dice il documento dei giudici: "Il potere discrezionale di revoca dell'affiliazione appare esercitato in modo illegittimo, sia in quanto non determinato dalle gravi infrazioni all'ordinamento, sia in quanto in sede di esame del ricorso gerarchico non si è ritenuto di compiere un completo riesame degli atti".

Eppure Massimino non è soddisfatto. Non intende cantare vittoria come i suoi legali, ha ancora qualcosa di pesante da dire. Il Catania ha vinto? È come se fosse rinato? "È vero, la decisione riconosce il nostro buon diritto, il che significa che avevamo ragione quando gridavamo che la società è sana ed aveva tutte le carte in regola per disputare il campionato di C1. Ma i danni, non giocando, sono di svariati miliardi e chi me li rimborsa? Matarrese esca allo scoperto, dica che cosa vuol fare. Affiliati, d'accordo, ma quale campionato giocheremo, quello del nord Africa? Sono deluso, in quanto il Tar di Catania aveva emanato un'ordinanza esemplare. C'è qualcosa che non mi convince. Matarrese ha fatto il suo tempo e mi auguro che un Di Pietro possa finalmente entrare anche nel mondo del calcio per fare piazza pulita".

È un torrente in piena che straripa e tutto travolge. "Continuerò la mia battaglia. Chi mi restituisce gli otto miliardi spesi? Si sta scherzando troppo. Era la C1 che volevamo e subito. In linea di principio l'ordinanza restituisce dignità al presidente offeso e alla città, conferma l'abuso di potere. Però in fondo non è né carne né pesce, nel senso che non ci conferma il diritto di partecipare alla C1. Ha dunque ragione Matarrese che se ne infischia della giustizia e fa quello che vuole...".
Amarezza e rabbia per una ordinanza emanata dopo sette ore circa dal momento in cui sono state chiamate le parti e ben cinque ore e mezza di camera di consiglio.

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