"Se si commettono degli errori, bisogna ammetterli. Chi è a capo di un'organizzazione deve assumersi la responsabilità. C'è stato un difetto di coordinamento. Il mondo del calcio affronta determinate tragedie con spirito di solidarietà, questo non deve essere messo in dubbio". Così parlò Giancarlo Abete, presidente della Federcalcio, il lunedì dopo il giorno della vergogna.
E ti pareva! Una volta una, che una dichiarazione ufficiale di scuse di un qualsiasi governante italiano, sia pure un amministratore di condominio, contenesse solo uno "scusatemi sono uno stronzo!" e basta, senza tirare in ballo coordinamenti vari o i soliti terzi ignoti che li inducono in errore, è possibile ogni tanto?
Ma comunque non doveva disturbarsi a tanto, signor Presidente. Noi abbiamo capito. Chi non ha capito o non riesce a capire o, peggio, fa finta di non capire, sono coloro che dal giorno di quell'infelice diktat sul minuto di silenzio pro alluvionati solo per Catania e Palermo, da ogni parte Le stanno chiedendo di rassegnare le dimissioni.
Non hanno capito che Lei, da buon pretoriano belusconiano, rappresenta il Sultanato d'Italia nel mondo del calcio. Un Paese come il nostro dove ogni giorno c'è un ministro della Repubblica che vomita trivilalità, un dileggio o una derisione a carico di una categoria sociale diversa: i cineasti sono parassiti, i professori sono ignoranti, gli statali sono fannulloni, gli studenti sono stupidi, gli economisti sono sconclusionati. Un paese come il nostro in cui c'è un Presidente del Consiglio che tesse la tela di Penelope: a pranzo dice una stupidagine a cena nega di averla mai nemmeno pensata anche se c'è tanto di prova televisiva, e chi non ci sta è un "farabutto".
Insomma un Italia come questa non poteva avere un Presidente della Federcalcio diverso da Lei. Ma io ho capito. Lei, signor Presidente, come Brunetta, Bondi, la Gelmini e Papi Silvio, è un innovatore. Le parole dei comunicati ufficiali lo rivelano, più di un album di fotografie, quello che in verità sono questi uomini. In realtà quel minuto di silenzio non necessario per il resto d'Italia, non è una mancanza di rispetto verso la Sicilia, non è considerare gli alluvionati messinesi morti e disastrati di serie B, no.
In realtà, signor Presidente, Lei non ha fatto altro che portare nel calcio la stessa innovazione che la democraticissima Lega Nord vorrebbe nel Paese. Lei ha varato le gabbie solidali, che sono la variante calcistica delle gabbie salariali di Matteo Salvini e compagni: come è giusto che salari e stipendi siano più alti al nord ed al sud si fottano, ognuno si pianga i propri morti e non stia a scocciare. Come dire, chi rompe paga e i cocci sono i suoi, soprattutto se sei terrun, hai costruito abusivamente nonostante questi innovatori ti avessero avvertito di non farlo, succhi da parassita i soldi del Nord pur non essendo periodo di elezioni, adesso stai capendo che la storia del Ponte sullo Stretto è la sveglia che i conquistadores mettavano al collo agli indigeni per comprarne la credulità. Insomma, pretendevi pure che per te il calcio tutto si fermava sia solo per un minuto?
Bravo Presidente, vada avanti. Dimettersi in questo Paese è da uomini e Lei e i suoi simili non siete uomini, siete innovatori!