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Personaggi
15.06.2010 14:59
Paul Corti: mio padre e il Catania
di PaulCorti

Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo un accorato articolo di Paul Corti, figlio del Mario indimenticato e indimenticabile capitano del Catania degli anni '60, che per motivi di salute non può scrivere in prima persona ma attraverso i ricordi del figlio ripercorre la sua bella storia di sportivo.


Che posso dire di mio padre?
A Catania i tifosi un po' più avanti con l'età lo ricorderanno instancabile lottatore in campo, e anche adesso che non sta bene mi parla spesso dei suoi giorni di gloria ai piedi dell'Etna. Prova una grande nostalgia per quel periodo della sua vita, che è stato davvero importante per lui, infatti le sue parole in proposito sono sempre positive e belle. Se dovessi elencare tutto quanto ha dato al calcio australiano e, spero, a quello italiano, dovrei scrivere un'enciclopedia intitolata "La teoria di Calcio da Mario Corti" e non basterebbe.
Dico "spero" perché non ero ancora nato quando mio padre giocava nella serie A in Italia. Invece quel periodo l'hanno vissuto mia sorella Patrizia e mio fratello Maurizio. Io la conosco solo per avere letto gli articoli di giornale dell'epoca, che conserviamo gelosamente.

Quando lo guardo vedo che in lui da una parte c'è tristezza: se potesse farebbe ritornare indietro il tempo per rivivere quei momenti; dall'altra anche la sua vita in Australia gli ha dato tante soddisfazioni. Mi ricordo che da piccolo rimanevo impressionato nel vederlo nel giardino palleggiare la palla in tutti modi: di testa, con i piedi, le ginocchia, le spalle, i gomiti, dietro il collo, sdraiato sulla schiena, e io stavo fisso lì, muovendo la testa guardandolo per mezzora come un spettatore che assiste ad una partita di tennis. Voleva disciplinarci, cosí portava spesso me e mio fratello sulle spiaggie australiane fatte di sabbia e lí stavamo a piedi nudi a palleggiare, passare e fare scatti di 20 metri sotto un sole di 38 gradi, poi una lunga corsa e dopo, finalmente, un bagno. Diceva: "Ricordati che le cose più naturali nella vita sono il sole e il mare". Obbligava a me e mio fratello di giocare a scacchi per imparare ad usare delle strategie, inventare metodi di attacco per cercare di essere quattro o cinque passi avanti il prossimo. Questi metodi li ha usati con quasi i suoi giocatori, compreso l'allenamento in spiaggia a piedi nudi, che all'epoca sembrava una cosa molto strana.

Mario Corti ieri e oggi
Un'immagine che accosta il Mario Corti in maglia rossazzurra degli anni '60 e quello, più attempato, campione di squash degli dei primi anni 2000.

Faceva di tutto per tenersi in forma, e ci riusciva, basti pensare che a quasi 70 anni batteva a squash avversari di 20 o 30 anni più giovani. E' stato anche campione Australiano e mondiale di squash over 50. La sua super disciplina mi ha segnato profondamente e ha fatto crescere in me una ammirazione esagerata nei suoi confronti. Dico "esagerata" perché si sa che tutti i figli pensano che il loro padre sono i migliori.

Beh riprendo il filo dei ricordi... Lo osservavo mentre allenava una squadra serie A. Era abbastanza severo e per questo ho notato che provava inizialmente una sofferenza e persino un po' do rabbia perché, non avendo piena padronanza della lingua inglese, non riusciva a far passare per intero i suoi messaggi. A casa infatti si parlava sempre italiano. Vedevo che era frustrante per lui, però con il tempo ha avuto molto successo: con lui giocatori filavano dritti, pretendeva disciplina, doveva garantire risultati per il suo club e lo faceva. So che ha portato un paio di giocatori a livello internazionale, in particolare era un certo Vidmar. Lo ha trattato come un figlio e gli ha insegnato tutto ciò che poteva per anni, ma in cambio non ha ricevuto nemmeno un grazie. Beh, mio padre è un uomo di gran buon cuore, tanto da dare tutto (anche gratis) pur di avere la soddisfazione di veder giocare un suo giocatore in serie A. Ha fatto molto strada: ha allenato varie squadre nella serie A australiana portandolo a fare contratti in Darwin, Melbourne (dove ha giocato e allenato fin oltre 40 anni), a Brisbane e ovviamente ad Adelaide, dove siamo cresciuti.

Mio fratello Maurizio sotto la sua guida ha giocato per la squadra Azzurri, in serie A. Somiglia più di me a mio padre sia di viso che fisicamente (mi chiedo poi perché proprio io dovevo prendere solo io dalla buonanima di mio nonno che era pelato, mentre tutti in mia famiglia hanno cappelli?! )

Il mio mondo invece è quello delle arti marziali. Mio padre non era contrario, ma tutti mi dicevano "sei matto? Con la fama di tuo padre, con la tua grinta e lui che ti segue potresti farti un sacco di soldi". Oggi potrei dire che ho provato a tagliarmi le vene, ma, scherzi a parte, sentivo che il calcio non era parte di me, non lo avevo dentro, e poi volevo fare il mio percorso sportivo. Devo dire che molto di quello che mio padre mi ha insegnato lo applicco comunque nelle arti marziali. Investo 25 o 30 ore la settimana per insegnare e allenare, due attività che per me sono quasi la stessa cosa.

Tornando a mio padre, lui ha scritto molti libri (personali, non pubblicati) in cui spiegava e disegnava tattiche e di strategie per fare le fasi difensiva e offensiva. Era quasi come guardare trattati di fisica e matematica. Me li mostrava sempre con grande entusiasmo, così anche se delle volte non ci capivo molto, facevo finta di capire: guai a interrompere un scienziato pazzo! Il calcio per lui era un amore e allo stesso tempo un'ossessione, guardava le partite in TV e riusciva a farmi notare un gesto atletico prima ancora che il giocatore lo facesse. Tutta la sua disciplina la ha investita per inseguire grandi successi nei campi di squash, negli scacchi e, naturalmente, nel calcio. Forse lo sport in cui io e lui ci incontravamo era la boxe. Da piccolo mi portava nei pub australiani a guardare i match di Muhamed Ali, un pesonaggio che stimava molto. Ho praticato il pugilato per 9 anni e anche li mio padre voleva che sfondassi. Peró io non ero così ambizioso.

Vorrei concludere dicendo che la cosa piú importante per me è che l'Italia si ricordi di mio padre, che secondo me è stato l'unico italiano a esportare una qualità di calcio molto elevato in un paese come l'Australia, in cui il "soccer" era poco conosciuto. Ha dovuto lottare molto contro le barriere invisibili costituite dalla lingua e la cultura diverse, e purtroppo anche contro un certo razzismo nei confronti degli italiani, che si faceva senire pesantemente soprattutto negli anni '60 e '70, meno negli anni '80. Insieme abbiamo combattuto tante battaglie e una parte forte e importante nel tenere la famiglia sana e unita l'ha fatta mia madre Renata.

Io voglio credere che se l'Australia nel calcio è arrivata a un livello tale da permettergli di giocare a livello mondiale, il merito in gran parte è dell'ex capitano del Calcio Catania, Mario Corti.
Anzi, ne sono certo.


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Re: Paul Corti: mio padre e il Catania (Voto: 1)
di wtchisao il Lunedì, 28 giugno @ 13:44:15 CEST
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volevo ringraziare di cuore Antonio per avermi dato una mano per scrivere e pubblicare questo articolo. Mi ha fatto fare bella figura,pur non essendo io di madre lingua italiana. Grazie e un abbraccio a Antonio e tutti i tifosi della Catania


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  • Re: Paul Corti: mio padre e il Catania di Antonio il Martedì, 29 giugno @ 00:44:00 CEST


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    • Re: Paul Corti: mio padre e il Catania di Spina Santo Daniele il Domenica, 21 dicembre @ 17:28:11 CET


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