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Diario Storico
06.09.2010 07:30
Poveri ma belli. E vincenti
di EnricoBua

Cosa può fare una società soffocata dai debiti e in regime di commissariamento, con una squadra con gli uomini contati e un allenatore poco più che esordiente? Vincere e stupire, naturalmente. Ecco la storia del Catania 1959-'60, il primo targato Marcoccio-Di Bella.

Con l'acqua alla gola e il sogno nella testa

Quando assume la carica di commissario straordinario del Club Calcio Catania per nomina diretta della Lega Calcio, Ignazio Marcoccio non ha molti margini di manovra. Il suo compito primario è salvare il sodalizio dalla bancarotta, una minaccia costante fin dal 1946. Per farlo è necessario ripianare il bilancio in un triennio, spingendo in secondo piano ogni altra ambizione e accettando vincoli strettissimi da parte della Lega, che dovrà a approvare ogni singola operazione di mercato prima che questa sia concretizzata.

Marcoccio però è uno che sa sognare e in cuor suo crede di poter allestire una squadra competitiva. Forte dell'amicizia con Angelo Moratti, patron dell'Inter che da una grossa mano a lui e al fido Giuffrida, conduce una campagna di rafforzamento oculata. Confermati i vari Seveso, Corti, Prenna e Buzzin, arrivano il portiere Gaspari, i terzini Boldi e Michelotti, la forte mezzala Biagini, l'ala Morelli e Almilcare Ferretti detto Mirko, altro centrocampista di gran classe.

Per la panchina ecco un manipolo di giovani quali Caceffo e Bruno Pizzul, proprio lui, cui il futuro riserverà il ruolo di telecronista principe della nazionale italiana fino agli anni '90. "L'allenatore diceva che ero lento - ricorderà in futuro con una buona dose di autoironia - ma si sbagliava perché ero lentissimo!"
La truppa è affidata ancora a Carmelo Di Bella, la cui conferma è caldeggiata da Umberto Marcoccio, fratello del commissario, ex calciatore rossazzurro, nonché medico sociale del club.

Rivelazione

Si parte dunque a fari spenti, ma le prime partite vanno che bene. Si comincia con un doppio pareggio esterno contro le quotate Triestina e Venezia, si impatta per mera sfortuna con il Lecco, destinato ad una splendida cavalcata, e si centra il primo successo ai danni del Mantova. Di Bella sa il fatto suo e bada al sodo: quando serve non disdegna il catenaccio, ma nella maggior parte dei casi sono proprio i suoi ragazzi ad imporre il proprio gioco. Ne sa qualcosa il Torino, favorito d'obbligo, che per uscire indenne dal Cibali, ridotto ad un pantano per un temporale, deve vivere novanta minuti in trincea. Va peggio ad altri avversari meno blasonati: Reggiana, Messina, Samb e Taranto, cadono uno dopo l'altro al Cibali; Monza, Modena e Parma non vanno oltre il pari in casa.

Quando si arriva al giro di boa il Torino capolista ha un solo punto di vantaggio sul Catania, che però ha giocato una gara in meno per via delle avverse condizioni ambientali che hanno impedito di scendere in campo a Novara. Sarà una partita stregata quella con i piemontesi: rinviata altre due volte e alla fine persa malamente.

Nonostante la rosa esigua, Marcoccio continua a credere che la sua creatura andrà fino in fondo, e riesce anche a concludere qualche affare nel mercato di riparazione, quando dalla Roma arriva per pochi spiccioli il giovane Manlio Compagno.



Una formazione del Catania 1959-'60. In piedi da sinistra: Michelotti, Prenna, Grani, Buzzin, Boldi, Morelli. Accosciati da sinistra: Gaspari, Ferretti, Biagini, Compagno, Corti.

Crisi

La conquista di uno dei tre posti che valgono la promozione non è però impresa da poco. Lecco e Torino si alternano in vetta, il Catania insegue, ma la Triestina non molla e quando i rossazzurri rallentano sembra sentire l'odore della preda ferita. Il calo dei ragazzi di Di Bella, provati dai campi resi pesanti dal rigido inverno, e impossibilitati a rifiatare per i limiti numerici della rosa, si concretizza in alcuni di pareggi interni (1-1 con Monza e Modena, 2-2 in rimonta con il Parma) e nella sconfitta di Valdagno con il Marzotto (1-3).

Nonostante stazioni ancora sul terzo gradino del podio, il trend delle ultime giornate fa perdere al Catania i favori del pronostico, i giornali locali sono pronti a ingoiare il boccone amaro e dipingono la Triestina come la favorita per la corsa alla promozione.

 Il Catania però non ci sta e continua a resistere agli attacchi. La svolta è la vittoria di Taranto (3-2) firmata da Biagini, autore di una doppietta, che consente di conservare un punto di vantaggio sui giuliani. Quando questi ultimi perdono a Valdagno mentre i rossazzurri strappano l'1-1 sul campo del Torino ormai prossimo alla promozione, i ruoli sono di nuovo ribaltati: basta un pari all'ultima di campionato per coronare il sogno della promozione. L'avversario è il Brescia che ormai non ha interessi di classifica, ma che deve essere affrontato sul suo campo, mentre la Triestiva va a Parma contro i locali che per evitare rischi devono fare punti.

Finale al cardiopalma

Sembra solo una formalità dunque, difficile pensare a colpi di scena, invece dopo un primo tempo senza acuti le rondinelle si scatenano nella ripresa e nel giro di mezzora segnano quattro volte. La reazione dei rossazzurri permette di dimezzare lo svantaggio, ma nulla più. Al fischio finale si rischia di rivivere il psico-dramma di tre anni prima. Ignazio Marcoccio è furioso, il clima irreale. Poi da Parma arriva la notizia liberatoria: è finita 2-2, il terzo posto è salvo, la seconda promozione in A della storia etnea è cosa fatta!

Non avrebbe potuto esserci finale più imprevedibile ma è solo l'ultimo miracolo di una stagione da incorniciare, il primo capolavoro della premiata ditta Marcoccio-Di Bella.


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